venerdì 29 aprile 2011

Servizio Mostra Ornitologica Castrovillari 19-10-2009.avi

Corteo Medioevale ( Falchi e Falconi ) Castrovillari

venerdì 22 aprile 2011

VALUTAZIONE DEL CANARINO GIALLO BRINATO


CARATTERISTICHE TIPICHE
Brinatura di media grandezza, uniforme e distribuita. Il lipocromo è localizzato sulla parte mediana di ogni singola piuma che si presenta di media grandezza.
OTTIMO: Brinatura di media grandezza uniformemente distribuita su tutto il mantello.( Penalizzazione p. 1-2).
BUONO: Brinatura di media grandezza, ma con tendenza ad addensarsi lievamente sul dorso e sul collare.( Penalizzazione p. 3-4).
SUFFICIENTE: Brinatura superiore o inferiore alla media, ma comunque tale da definirne sicuramente la categoria.( Penalizzazione p. 5-6).
INSUFFICIENTE: Brinatura  manifestamente superiore o inferiore alla media in soggetti alle categorie “mosaico” o “intenso”. .( Penalizzazione p. 7-12).

VALUTAZIONE DEL CANARINO GIALLO INTENSO


VALUTAZIONE  DEL CANARINO GIALLO INTENSO
CARATTERISTICHE TIPICHE
Assenza di Brinatura su tutto il mantello. Il pigmento lipocromico è localizzato sull’apice di ogni singola piuma
OTTIMO: Assenza di lipocromi sul mantello, con soffusione ridotte ma evidenti di tonalità giallo limone  sul bordo esterno delle remiganti. ( Punti 23 ).
BUONO: Assenza di lipocromi sul mantello soffusione lipocromiche più estese alle sole remiganti. ( Punti 22 ).
SUFFICIENTE: Soffusione lipocromiche esterne sulle remiganti e timoniere leggerissima soffusione sulle spalline. ( Punti 20-21 ).
INSUFFICIENTE: Ampie soffusioni sulle remiganti, timoniere e spalline. Insufficiente soffusione in soggetti tendenti alla varietà Bianco recessivo.
I soggetti con tracce di lipocromo al codione non sono da considerarsi “pigmentati”.
( Punti 19-18 ).

STANDARD Canarini

Si tenga presente che, qualunque sia il colore, tutti appartengono alla Razza dei Canarini di Colore e questa Razza non prevede alcuna sottorazza, ma solo differenti cromìe standardizzate che tengono sempre conto del disegno melaninico e del colore di fondo. In base agli satandard stabiliti la Razza dei canarini di colore viene suddivisa in gruppi.
La prima suddivisione di questi Canarini è basata sulla presenza o assenza dei pigmenti scuri (eumelanine e feomelanine). L’assenza totale delle melanine (può fare eccezione il colore degli occhi) dà luogo al gruppo dei Lipocromici.  La loro presenza dà luogo al gruppo dei Melaninici. Successivamente questi gruppi vengono suddivisi in base al Tipo, Varietà e Categoria.
Si hanno i diversi Tipi, in base all’espressione delle melanine (pigmenti scuri) –
Tipi base
Nero
Bruno
Agata       (1° fattore)
Isabella
Tipi aggiunti
Pastello    (2° fattore)
Opale       (3° fattore)
Pheo        (4° fattore)
Satiné      (5° fattore)
Topazio    (6° fattore)
Eumo       (7° fattore)
Onice       (8° fattore)

Si hanno le Varietà, in base all’espressione dei lipocromici (pigmenti gialli, rossi e loro assenza) ed infine, in base alla distribuzione dei lipocromici e alla struttura delle penne si hanno le Categorie brinato, intenso e mosaico.
 

DA RICORDARE SEMPRE

Tenere un canarino vuol dire assumersi una grossa responsabilità: lui non è in grado di procurarsi ciò di cui ha bisogno, perché anche se potesse uscire dalla gabbia non sarebbe più capace di trovarlo, e non può dirci cosa gli manca. Ci dobbiamo pensare noi! In cambio, ci darà la gioia quotidiana di vederlo vivere e sentirlo cantare, di imparare mille cose su di lui e sulla natura, di sentirci utili per un essere indifeso che ha bisogno di noi.

LA SCELTA DEL CANARINO

Se non ci è stato regalato, dovremo a questo punto scegliere il nostro canarino.
Maschio o femmina? Se contiamo di tenerne uno solo, teniamo presente che solo i maschi cantano, e cantano tutti bene. Se però vogliamo ascoltare dei veri virtuosi, potremmo optare per una razza da canto, come l’Hartz Roller o il Malinois.
Se ci piace l’aspetto originale, ci sono i canarini arricciati o col ciuffo e le varie razze di forma e posizione (Gibber, Bossu), grandi e snelli(Yorkshire) o paffuti (Norwich).
Oppure, possiamo scegliere tra le infinite sfumature di bianco, giallo, verde , rosso e bruno dei canarini di colore.
Possiamo rivolgerci direttamente a un allevatore serio (informandoci ad esempio presso la più vicina associazione di allevatori, come l’AOP o altra federata FOI) o a un negoziante di fiducia: ascoltando i suoi consigli, sceglieremo –guardandolo da due metri di distanza, perché i soggetti spaventati sembrano sennò tutti vispi- un canarino vivace, con le penne aderenti al corpo e non gonfie tipo piumino da cipria, con le unghie non troppo lunghe e senza grosse scaglie sulle zampe (vorrebbe dire che è vecchio), che saltella qua e là nella gabbia e respira a becco chiuso e in modo non visibile. Se alla zampa ha l’anellino, leggeremo l’anno di nascita: un canarino può vivere anche quasi 20 anni, ma è meglio non acquistarne uno più vecchio di 1-2 anni: si abituerà meglio a noi, e resterà con noi più a lungo.

STORIA DEI CANARINI

Come il suo nome lo indica, il canarino (serinos canarias) e' originario delle Isole Canarie. La socievolezza e il canto di quest'ultimo, sedussero gli spagnoli i quali, accortisi che questo uccello conservava, anche in gabbia. Da principio fu appannaggio delle classi sociali elevate le quali ambivano tenerlo in gabbia, però ben presto si diffuse in tutte le altre classi e fu allevato, sia per passione. Dall'aspirazione degli amatori a riunirsi per confrontare i loro soggetti, nacquero ben presto le Società Ornitologiche le quali iniziarono ad organizzare esposizioni e concorsi dove i canarini venivano giudicati per le loro qualità di canto, di forma e di colore.

giovedì 21 aprile 2011

La luce Artificiale nelle Cove

Gli uccelli allo stato libero hanno un'attività sessuale che si risveglia in primavera, ed a ciò tendono anche gli uccelli in allevamento amatoriale.
Anticipare le cove in ambiente amatoriale controllato è oggi un fatto naturale.

Con la luce artificiale, invece, si influenzano la maturità sessuale, la forma amorosa e la produttività delle femmine.
Non è tanto l'intensità e la durata della luminosità ad influenzare il sistema nervoso, quanto la variabilità della luce.
Le ore di luce naturali o artificiali devono essere da 12 a 13 complessivamente su 24, dividendo quella artificiale tra mattina e sera.
E' importante che la luce non si accenda o si spenga in maniera  improvvisa.


Fonte; http://blog.libero.it/ornicanarini/10132480.html 


sabato 9 aprile 2011

Falconieri del RE


I FALCONIERI DEL RE Spettacoli di Falconeria. "I Falconieri del re"è il primo gruppo in Italia che addestra al volo in libertà in qualsiasi luogo qualsiasi specie di rapace : Aquile, Falchi, Avvoltoi, Gufi Reali, Barbagianni, Civette Comuni, Civette delle Nevi, Poiane. Avete visto i nostri Spettacoli di Falconeria nelle più belle ed affascinanti Feste e Rievocazioni storiche in Italia. Ogni nostro spettacolo è unico e coinvolgente. La passione per i rapaci e per tutti gli animali in genere ci ha portato a quest'arte misteriosa, tutto il nostro tempo,tutta la nostra vita li dedichiamo a rinforzare questo stretto legame che c'è fra noi ed i nostri compagni di avventure. Essere Falconiere non è nè uno sport, nè un hobby, essere Falconiere è uno stile di vita. Solo chi vive quotidianamente con gli animali riesce a capire quanto sia importante il rispetto, la volontà di imparare, la curiosità di capire, e l'insofferenza alle fatiche per lavorare con loro. Nessun risultato si può ottenere senza questi presupposti. Più di centocinquanta spettacoli in tutta Italia solo nel 2009 senza alcun imprevisto significa essere arrivati ad un così alto grado di addestramento tale che nessuna situazione crea diffidenza nei nostri rapaci.


Faconeria del RE

Sito ufficiale:
http://www.falconieridelre.it/

venerdì 8 aprile 2011

FERMA CON NOI LA CACCIA SELVAGGIA!

Diciamo NO alla cancellazione dei limiti della stagione venatoria ed alla liberalizzazione della caccia.

Diciamo SI alla tutela degli animali ed alla
sicurezza delle persone.


FIRMA la petizione LIPU. Fai sentire la tua Voce.

IMPIANTI EOLICI AL BRENNERO:

WWF Italia e LIPU-BirdLife Italia non intendono far passare sotto silenzio il pericolo che corre il Passo di Santìcolo (Sandjoch) e l’adiacente Monte Sella (Sattelberg), a pochi chilometri dal Brennero, a oltre 2100 metri di quota, sulla rotta migratoria del Brennero, la più importante di tutto l’Alto Adige.

La Provincia Autonoma di Bolzano sta valutando in queste settimane due progetti di parchi eolici da posizionare sui crinali di quest’area, per un totale di 31 mega-torri che potrebbero provocare circa 10.000 contatti letali di uccelli ogni anno.

La locale associazione ambientalista Federazione Protezionisti Sudtirolesi (Dachverband für Natur- und Umweltschutz) segue con apprensione da mesi l’evolversi politico della vicenda.

Dichiara il suo Presidente, Klauspeter Dissinger: «Si tratta di due progetti, denominati “Sandjoch” e “Sattelberg”. Come abbiamo già dichiarato recentemente non siamo contrari all’uso delle energie alternative ma qui c’è dell’altro. L’Alto Adige è già abbondantemente autosufficiente a livello energetico, e l’energia prodotta da questi impianti verrebbe tutta rivenduta. Si tratta perciò unicamente di un’operazione commerciale».

Dissinger prende anche atto delle recenti dichiarazioni della Provincia: «Sono contento - prosegue - che il Presidente Durnwalder abbia riconosciuto il forte impatto ambientale causato dall’installazione di campi eolici. Ma l’eolico al Brennero, che per lui sarebbe permesso come un’eccezione con la scusa del cosiddetto “Corridoio Verde”, è assolutamente improponibile: devo contraddirlo sia sull’impatto paesaggistico sia sui fortissimi impatti a carico del territorio, vista l’inadeguatezza dell’attuale strada di accesso al passo, che dovrebbe subire ampi stravolgimenti per permettere la salita dei tanti convogli eccezionali che trasporterebbero generatori e gru. A questo occorre aggiungere l’impatto della funivia che verrebbe costruita appositamente - e poi smantellata - per far arrivare ai luoghi di cantiere gli altri componenti delle torri».

Sulla stessa linea fortemente critica si schiera anche Osvaldo Negra, Presidente del WWF Trentino Alto Adige: «L’eolico in montagna è un puro controsenso, considerando che per via del minor peso dell’aria a 1500 metri di quota l’impianto ha già una perdita di resa del 20% rispetto ad uno installato a livello del mare, o in pianura. Oltre i 1500 metri, a 1800 o 2000 metri la perdita aumenta ulteriormente, è di circa il 30%. Questi impianti stanno in piedi solo con i contributi che arrivano dai certificati verdi, altrimenti non possono essere veramente redditizi».

Il Presidente del WWF aggiunge ancora: «Il WWF Italia è favorevole agli impianti eolici. Ma, come dicono le nostre linee guida, “Lo sviluppo dell’energia eolica deve necessariamente conciliarsi con la conservazione della biodiversità, i cui valori sono diffusi nel nostro Paese con una concentrazione superiore al resto d’Europa”. Il fatto che il WWF sia favorevole all'eolico non significa che debba essere favorevole a tutti gli impianti eolici che vengono proposti. La situazione va discriminata caso per caso».

Così spiega ulteriormente Osvaldo Negra: «L’area del Sattelberg-Sandjoch e l’attiguo Passo del Brennero va assolutamente salvaguardate in quanto assieme all’area del Passo di Resia rappresentano due valichi di rilievo alpino per il transito migratorio attraverso i quali, con effetto di imbuto più o meno marcato a seconda delle situazioni e delle specie, si convoglia gran parte del transito migratorio tra Austria meridionale e Trentino Alto-Adige. La corrente migratoria che (in autunno) dal versante austriaco delle Alpi si riversa, via Val d’Isarco o via Val Venosta, nella valle dell’Adige (e che in primavera si muove con direzionalità opposta) rappresenta un ramo non trascurabile della componente di uccelli migratori che dall’Europa centro-settentrionale “scende” verso il Mediterraneo attraversando le Alpi e la penisola italiana.

Va inoltre considerato che, per gran parte del suo decorso, il prospettato impianto eolico si snoda praticamente lungo la linea di confine italo-austriaca e l’area d’alta quota limitrofa sul territorio del Tirolo è soggetta ad una forma di tutela paesaggistica mirata a conservare l’arcaicità del paesaggio rurale d’alpeggio: la presenza di una serie di pale eoliche ben visibili da svariati chilometri di distanza rappresenterebbe quindi un elemento di forte oltraggio paesistico».

Anche la LIPU, attraverso Giorgia Gaibani, Responsabile settore IBA e Natura 2000, si unisce con preoccupazione al discorso: «I dati già forniti dal Dachverband che denuncia 10.000 possibili uccisioni tra rapaci e altri migratori all’anno sono corretti, considerando che nei picchi migratori sono stati osservati tra i 5000 e i 6000 passaggi per ora e per chilometro lineare: i rilievi storici sono ancora abbastanza recenti ma ormai l’evidenza è certa e sia il Passo Santìcolo, sia il passo del Brennero sono davvero importanti, visto che rappresentano gli unici varchi agevoli in un’ampia zona ricca di alte cime sopra i 3000 metri e di creste acuminate. Gli uccelli migrano anche con condizioni meteorologiche avverse, di notte, senza luna, con la nebbia e in volo cieco nelle nuvole grazie alla loro memoria genetica: sfiorando il passo nessuna mitigazione o compensazione progettuale potrebbe evitare disastrosi impatti».

La responsabile delle LIPU disegna poi un quadro a tinte fosche: «Con gli amici del WWF stiamo cercando di monitorare il fenomeno eolico a livello nazionale: non si contano le decine di progetti all’assalto di passi e crinali, dalla Calabria in su. Ora l’eolico è arrivato anche nel nord Italia ma il problema ambientale è ampiamente sottovalutato: ognuno pensa per sé e nessuno ha una visione d’insieme. E neppure si tiene conto che sulle Alpi non siamo gli unici ad impiantare torri eoliche: falchi pecchiaioli, bianconi, nibbi, poiane e tanti rapaci - animali che percorrono anche migliaia di chilometri nei loro spostamenti primaverili e autunnali - nel giro di una decina d’anni rischiano crolli demografici. E naturalmente bisogna mettere nel conto le tante pressioni che l’uomo sviluppa lungo le loro rotte migratorie e nei loro siti di riproduzione e di caccia».

WWF Italia e BirdLife Italia si uniscono alla richiesta già avanzata dal Dachverband di regolamentare in una visione d’insieme, in Alto Adige e Sudtirolo, l’installazione di parchi eolici.

A parte il minuscolo “Biotopo Hühnerspiel” le Associazioni, infine, lamentano lungo la linea di confine di tutto il Vipitenese e della Valle Aurina la completa assenza di siti SIC e ZPS per la protezione di specie di importanza europea ma sottolineano, come anche messo in evidenza dal Ministero dell’Ambiente, che la Direttiva Uccelli richiede agli Stati membri e per il principio di sussidiarietà alle Amministrazioni territorialmente competenti, di “porsi seriamente l’obiettivo di proteggere gli habitat anche al di fuori delle Zone di Protezione Speciale, adottando le misure adeguate al fine di evitare l’inquinamento o la perturbazione degli habitat e delle specie”.




Milano/Parma/Bolzano, 06 aprile 2011

WWF Italia Ufficio stampa - www.wwf.it/stampa

LIPU-BirdLife Italia Ufficio stampa

Dachverband www.umwelt.bz.it



Parma, 7 aprile 2011

IMPIANTI EOLICI AL BRENNERO:




WWF Italia e LIPU-BirdLife Italia non intendono far passare sotto silenzio il pericolo che corre il Passo di Santìcolo (Sandjoch) e l’adiacente Monte Sella (Sattelberg), a pochi chilometri dal Brennero, a oltre 2100 metri di quota, sulla rotta migratoria del Brennero, la più importante di tutto l’Alto Adige.
La Provincia Autonoma di Bolzano sta valutando in queste settimane due progetti di parchi eolici da posizionare sui crinali di quest’area, per un totale di 31 mega-torri che potrebbero provocare circa 10.000 contatti letali di uccelli ogni anno.
La locale associazione ambientalista Federazione Protezionisti Sudtirolesi (Dachverband für Natur- und Umweltschutz) segue con apprensione da mesi l’evolversi politico della vicenda.
Dichiara il suo Presidente, Klauspeter Dissinger: «Si tratta di due progetti, denominati “Sandjoch” e “Sattelberg”. Come abbiamo già dichiarato recentemente non siamo contrari all’uso delle energie alternative ma qui c’è dell’altro. L’Alto Adige è già abbondantemente autosufficiente a livello energetico, e l’energia prodotta da questi impianti verrebbe tutta rivenduta. Si tratta perciò unicamente di un’operazione commerciale».
Dissinger prende anche atto delle recenti dichiarazioni della Provincia: «Sono contento - prosegue - che il Presidente Durnwalder abbia riconosciuto il forte impatto ambientale causato dall’installazione di campi eolici. Ma l’eolico al Brennero, che per lui sarebbe permesso come un’eccezione con la scusa del cosiddetto “Corridoio Verde”, è assolutamente improponibile: devo contraddirlo sia sull’impatto paesaggistico sia sui fortissimi impatti a carico del territorio, vista l’inadeguatezza dell’attuale strada di accesso al passo, che dovrebbe subire ampi stravolgimenti per permettere la salita dei tanti convogli eccezionali che trasporterebbero generatori e gru. A questo occorre aggiungere l’impatto della funivia che verrebbe costruita appositamente - e poi smantellata - per far arrivare ai luoghi di cantiere gli altri componenti delle torri».
Sulla stessa linea fortemente critica si schiera anche Osvaldo Negra, Presidente del WWF Trentino Alto Adige: «L’eolico in montagna è un puro controsenso, considerando che per via del minor peso dell’aria a 1500 metri di quota l’impianto ha già una perdita di resa del 20% rispetto ad uno installato a livello del mare, o in pianura. Oltre i 1500 metri, a 1800 o 2000 metri la perdita aumenta ulteriormente, è di circa il 30%. Questi impianti stanno in piedi solo con i contributi che arrivano dai certificati verdi, altrimenti non possono essere veramente redditizi».
Il Presidente del WWF aggiunge ancora: «Il WWF Italia è favorevole agli impianti eolici. Ma, come dicono le nostre linee guida, “Lo sviluppo dell’energia eolica deve necessariamente conciliarsi con la conservazione della biodiversità, i cui valori sono diffusi nel nostro Paese con una concentrazione superiore al resto d’Europa”. Il fatto che il WWF sia favorevole all'eolico non significa che debba essere favorevole a tutti gli impianti eolici che vengono proposti. La situazione va discriminata caso per caso».
Così spiega ulteriormente Osvaldo Negra: «L’area del Sattelberg-Sandjoch e l’attiguo Passo del Brennero va assolutamente salvaguardate in quanto assieme all’area del Passo di Resia rappresentano due valichi di rilievo alpino per il transito migratorio attraverso i quali, con effetto di imbuto più o meno marcato a seconda delle situazioni e delle specie, si convoglia gran parte del transito migratorio tra Austria meridionale e Trentino Alto-Adige. La corrente migratoria che (in autunno) dal versante austriaco delle Alpi si riversa, via Val d’Isarco o via Val Venosta, nella valle dell’Adige (e che in primavera si muove con direzionalità opposta) rappresenta un ramo non trascurabile della componente di uccelli migratori che dall’Europa centro-settentrionale “scende” verso il Mediterraneo attraversando le Alpi e la penisola italiana.
Va inoltre considerato che, per gran parte del suo decorso, il prospettato impianto eolico si snoda praticamente lungo la linea di confine italo-austriaca e l’area d’alta quota limitrofa sul territorio del Tirolo è soggetta ad una forma di tutela paesaggistica mirata a conservare l’arcaicità del paesaggio rurale d’alpeggio: la presenza di una serie di pale eoliche ben visibili da svariati chilometri di distanza rappresenterebbe quindi un elemento di forte oltraggio paesistico».
Anche la LIPU, attraverso Giorgia Gaibani, Responsabile settore IBA e Natura 2000, si unisce con preoccupazione al discorso: «I dati già forniti dal Dachverband che denuncia 10.000 possibili uccisioni tra rapaci e altri migratori all’anno sono corretti, considerando che nei picchi migratori sono stati osservati tra i 5000 e i 6000 passaggi per ora e per chilometro lineare: i rilievi storici sono ancora abbastanza recenti ma ormai l’evidenza è certa e sia il Passo Santìcolo, sia il passo del Brennero sono davvero importanti, visto che rappresentano gli unici varchi agevoli in un’ampia zona ricca di alte cime sopra i 3000 metri e di creste acuminate. Gli uccelli migrano anche con condizioni meteorologiche avverse, di notte, senza luna, con la nebbia e in volo cieco nelle nuvole grazie alla loro memoria genetica: sfiorando il passo nessuna mitigazione o compensazione progettuale potrebbe evitare disastrosi impatti».
La responsabile delle LIPU disegna poi un quadro a tinte fosche: «Con gli amici del WWF stiamo cercando di monitorare il fenomeno eolico a livello nazionale: non si contano le decine di progetti all’assalto di passi e crinali, dalla Calabria in su. Ora l’eolico è arrivato anche nel nord Italia ma il problema ambientale è ampiamente sottovalutato: ognuno pensa per sé e nessuno ha una visione d’insieme. E neppure si tiene conto che sulle Alpi non siamo gli unici ad impiantare torri eoliche: falchi pecchiaioli, bianconi, nibbi, poiane e tanti rapaci - animali che percorrono anche migliaia di chilometri nei loro spostamenti primaverili e autunnali - nel giro di una decina d’anni rischiano crolli demografici. E naturalmente bisogna mettere nel conto le tante pressioni che l’uomo sviluppa lungo le loro rotte migratorie e nei loro siti di riproduzione e di caccia».
WWF Italia e BirdLife Italia si uniscono alla richiesta già avanzata dal Dachverband di regolamentare in una visione d’insieme, in Alto Adige e Sudtirolo, l’installazione di parchi eolici.
A parte il minuscolo “Biotopo Hühnerspiel” le Associazioni, infine, lamentano lungo la linea di confine di tutto il Vipitenese e della Valle Aurina la completa assenza di siti SIC e ZPS per la protezione di specie di importanza europea ma sottolineano, come anche messo in evidenza dal Ministero dell’Ambiente, che la Direttiva Uccelli richiede agli Stati membri e per il principio di sussidiarietà alle Amministrazioni territorialmente competenti, di “porsi seriamente l’obiettivo di proteggere gli habitat anche al di fuori delle Zone di Protezione Speciale, adottando le misure adeguate al fine di evitare l’inquinamento o la perturbazione degli habitat e delle specie”.
Milano/Parma/Bolzano, 06 aprile 2011
WWF Italia Ufficio stampa - www.wwf.it/stampa
LIPU-BirdLife Italia Ufficio stampa
Dachverband www.umwelt.bz.it

Parma, 7 aprile 2011